Lascito a UNICEF: un gesto che protegge il futuro dei bambini più vulnerabili

UNICEF è da sempre accanto ai bambini, in ogni angolo del mondo, per garantire loro salute, istruzione, protezione e un futuro migliore. Tra le tante forme di sostegno, c’è quella del lascito solidale: una scelta intima, capace di lasciare un segno duraturo nella vita di chi ha più bisogno.

Abbiamo incontrato Stefania Censi, responsabile del Programma Lasciti del Comitato Italiano per l’UNICEF Fondazione ETS, che da molti anni si occupa di accompagnare chi sceglie di compiere questo gesto di grande generosità.

 

Lasciti solidali: un supporto duraturo che lascia il segno

“I lasciti solidali sono indispensabili – spiega Stefania – perché ci permettono non solo di rispondere alle emergenze umanitarie, ma anche di garantire un supporto duraturo ai bambini e alle comunità nel tempo.”

Non si tratta solo di un aiuto economico, ma di una forma di fiducia profonda nei confronti dell’organizzazione e della sua missione. È grazie a questa fiducia che possono nascere progetti che cambiano radicalmente la vita delle persone. Come è accaduto, ad esempio, nel villaggio rurale di Kholowa, nell’est dello Zambia.

Lì, grazie a un lascito a UNICEF, è stato possibile realizzare un centro comunitario – l’Insaka Community Centre – che oggi rappresenta un punto di riferimento per l’intera comunità. Un luogo dove le madri possono ricevere informazioni fondamentali sull’alimentazione dei loro bambini, sull’igiene, sull’importanza dell’acqua sicura. Dove i più piccoli possono crescere in salute, evitando malattie che ancora oggi mettono a rischio la vita di molti. E dove i ragazzi possono studiare, acquisire competenze e avere accesso a strumenti tecnologici e a un’istruzione di qualità, persino al calare del sole, grazie all’uso dell’energia solare.

“È un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo dei bambini e della comunità – afferma Stefania – e continuerà a offrire servizi essenziali anche alle generazioni future.”

 

Le storie di chi sceglie di fare un testamento solidale

Dietro ogni testamento solidale c’è sempre una motivazione profonda, spesso legata a esperienze personali che spingono a trasformare il dolore o l’amore in un gesto duraturo. Chi sceglie di fare un lascito è spinto da un senso di responsabilità verso chi è più fragile, in particolare verso i bambini, che spesso sono i primi a subire le conseguenze di guerre, povertà o emergenze.

Tra le tante storie raccolte nel tempo, ce n’è una che racconta con forza il significato più autentico di un lascito: una donna, dopo la perdita improvvisa del figlio e, poco dopo, del marito, ha trovato un modo per reagire al vuoto lasciato da quelle assenze. La scelta di destinare tutto il suo patrimonio a UNICEF non è stata solo un gesto di solidarietà, ma anche un modo per continuare a prendersi cura della vita, trasformando il dolore in speranza.

È in storie come questa che si coglie tutto il senso di un testamento solidale: un’eredità che parla di amore, resilienza e futuro.

 

Una scelta che guarda al futuro

Scegliere di fare un lascito solidale significa lasciare un’impronta che va oltre la vita, contribuendo a costruire un domani migliore per chi verrà dopo di noi. È un gesto semplice, ma capace di sostenere progetti concreti, di rispondere ai bisogni reali del momento e di accompagnare le generazioni future lungo il loro percorso di crescita.

Un testamento solidale è, in fondo, una promessa che continua. Un modo per esserci, anche domani.

 

Photo by Unicef Zambia.

 

Testamento solidale all’estero: il modello britannico e le sue strategie di successo

Negli ultimi anni, il testamento solidale ha acquisito una crescente rilevanza a livello internazionale. Mentre in Italia questa pratica è ancora poco diffusa, in altri Paesi europei, come il Regno Unito, la cultura del lascito solidale è ormai ben radicata. L’esperienza britannica offre spunti interessanti per comprendere come rendere questa scelta sempre più accessibile e diffusa.

 

Il modello britannico: una cultura del dono consolidata

Nel Regno Unito, una parte sempre più significativa di chi redige un testamento sceglie di destinare una quota del proprio patrimonio a enti benefici. Questa tendenza è il risultato di una combinazione di fattori: dalle campagne di sensibilizzazione alle agevolazioni fiscali promosse dal governo, fino alla crescente fiducia nelle organizzazioni non profit. Inoltre, avvocati e notai parlano regolarmente ai loro clienti del testamento solidale, contribuendo a normalizzare questa pratica.

Secondo Rob Cope, direttore di Remember A Charity, un consorzio che riunisce oltre 200 enti di beneficenza britannici, un elemento chiave del successo è stato il lavoro congiunto tra le organizzazioni non profit. La collaborazione ha permesso di trasformare il testamento solidale in una norma sociale, rendendolo una scelta consapevole e diffusa.

 

Strategie di successo: il modello EAST

Una delle strategie più efficaci adottate nel Regno Unito si basa sul modello EAST (Easy, Attractive, Social, Timely), che favorisce l’adozione di comportamenti virtuosi. Rendere il testamento solidale “semplice” significa ridurre le difficoltà burocratiche e agevolare la compilazione online. La sua attrattività viene rafforzata da incentivi fiscali, come la riduzione delle imposte per chi sceglie di destinare una parte del proprio patrimonio a cause benefiche.

Infine, la dimensione sociale e il tempismo giocano un ruolo cruciale: condividere storie di chi ha già fatto questa scelta e stimolare il dialogo con avvocati e notai nel momento giusto può fare la differenza. Un modello che potrebbe ispirare anche altri Paesi, Italia inclusa.

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI): 100 anni di impegno per l’inclusione

Da oltre un secolo, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) si dedica con passione e tenacia alla promozione dell’uguaglianza dei diritti per ciechi, ipovedenti e persone con disabilità plurime in tutta Italia. Grazie al suo lavoro costante, l’UICI offre opportunità concrete per migliorare la qualità della vita e favorire l’autonomia delle persone con disabilità visive.

 

Un sogno da realizzare: una struttura accessibile a Principina a Mare

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha in progetto di aprire una nuova struttura completamente accessibile a Principina a Mare, in provincia di Grosseto grazie alla donazione di un terreno confinante con uno già in possesso dell’associazione.

Questo spazio, sarà situato vicino al mare e progettato per accogliere bambini e ragazzi ciechi, ipovedenti e con pluridisabilità, insieme a operatori e volontari. La struttura sarà un luogo dove organizzare campi estivi, weekend intensivi e laboratori occupazionali, offrendo anche la possibilità alle famiglie di vivere un’esperienza al mare in totale autonomia.

Linda Legname, vicepresidente e educatrice ipovedente dell’UICI, racconta: «Sono almeno sei anni che lavoriamo per realizzare un progetto di questo tipo. Grazie alla generosa donazione ricevuta, il sogno sta per concretizzarsi».

 

Un progetto pensato per il futuro dei giovani

Il terreno donato all’associazione, insieme a quello già in possesso dell’UICI, permetterà finalmente di dare vita a un progetto a lungo desiderato. Ogni anno, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti organizza attività estive che coinvolgono circa 700 bambini e ragazzi con disabilità visive e pluridisabilità, totalizzando oltre 113.000 ore di attività.

Fino ad oggi, l’organizzazione ha affrontato difficoltà nel trovare strutture ricettive adeguate per accogliere gruppi numerosi con esigenze specifiche. «Non avendo un luogo “nostro”, ogni volta dobbiamo cercare strutture ricettive che siano completamente accessibili e che accolgano un buon numero di persone: una cosa sempre difficile. Molti alberghi non accettano gruppi numerosi e non hanno abbastanza camere accessibili per persone con pluridisabilità», spiega Legname. La nuova struttura sarà progettata per superare queste barriere, offrendo uno spazio inclusivo e rispettoso delle esigenze dei giovani e delle loro famiglie.

Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro: un supporto che può fare la differenza

La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, fondata nel 1986, rappresenta un esempio concreto di impegno nella lotta contro il cancro. Il suo cuore pulsante è l’Istituto di Candiolo, l’unico centro in Italia interamente realizzato e sostenuto grazie a donazioni private.

L’Istituto di Candiolo, unico IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) in Piemonte, è un simbolo di eccellenza internazionale nella cura oncologica che si basa sulla solidarietà di migliaia di cittadini, aziende, enti e istituzioni, creando un legame unico con il territorio piemontese. Oltre 600 professionisti, tra medici, ricercatori e tecnici, lavorano ogni giorno per garantire cure di altissimo livello.

 

Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro: la forza della solidarietà

Ogni anno, la Fondazione riceve il prezioso sostegno di persone che credono nella ricerca come strumento per salvare vite. Una parte significativa delle risorse proviene dai lasciti solidali, che nel 2023 hanno rappresentato circa il 20% della raccolta fondi complessiva.

«Investire nella ricerca significa costruire un futuro migliore per le nuove generazioni. Una persona su quattro, tra coloro che scelgono di destinare un lascito all’Istituto di Candiolo, era già una nostra sostenitrice in vita. Altri, invece, decidono di avvicinarsi proprio in vista di un lascito, mossi dal desiderio di contribuire alla lotta contro il cancro», afferma Andrea Bettarelli, Responsabile Fundraising, Marketing e Comunicazione della Fondazione.

 

Progetti concreti finanziati grazie ai lasciti

I fondi raccolti dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro attraverso lasciti testamentari vengono destinati a progetti di alto impatto, come l’acquisto di macchinari innovativi per il trattamento dei tumori. Ad esempio, nel 2022, sono stati acquistati due avanzati sistemi per la tomoterapia, per un costo complessivo di 7 milioni di euro.

Inoltre, i lasciti supportano l’ambizioso progetto di ampliamento dell’Istituto di Candiolo, che vedrà un aumento della superficie nei prossimi anni. Questo piano include la costruzione di un nuovo hospice, una biobanca e un centro per la protonterapia, per un investimento complessivo di 100 milioni di euro.

Mission Bambini: un lascito per cambiare il futuro

L’istruzione può trasformare il destino di una bambina. Ne è convinta Alessandra De Luca, doppiatrice di Milano e volontaria da 15 anni della Fondazione Mission Bambini. Per questo motivo, ha deciso di destinare parte della sua eredità al progetto Borse Rosa, che offre borse di studio alle studentesse meritevoli o in condizioni di povertà, aiutandole a completare il proprio percorso formativo.

 

La scelta di Alessandra per mission bambini

La decisione di scrivere un testamento solidale è maturata per Alessandra durante la pandemia. «Mi sono resa conto di quanto le nostre vite siano precarie», spiega. «Scrivere il mio testamento e destinare una quota a Mission Bambini è stata una scelta naturale, dopo anni di volontariato e sostegno alla Fondazione».
Alessandra ha partecipato a sei missioni in Sudafrica, dove ha visto in prima persona le difficoltà che le ragazze affrontano per accedere all’istruzione. «Ricordo Cecilia, una bimba di quattro anni che ho conosciuto nel 2007. Oggi ha conseguito la maturità e si prepara per l’università: sogna di diventare medico. Credo di aver contribuito a cambiare il suo destino, e questo mi spinge a fare di più per altre bambine».

 

Coinvolgere la famiglia nel sostegno a Mission Bambini

Alessandra non è sola nella sua missione. Ha coinvolto suo marito, i suoi genitori e persino i suoi amici. «Ogni compleanno, Natale o festività organizzo raccolte fondi per Mission Bambini. Abbiamo fatto lo stesso per il nostro matrimonio. Non serve essere ricchi: ognuno può contribuire in base alle proprie possibilità».
Questa filosofia di condivisione del bene è ciò che ha spinto Alessandra a scegliere Mission Bambini come destinataria del suo lascito. «Vogliamo rimettere in circolo i doni che abbiamo ricevuto. Crediamo che offrire la possibilità di studiare sia il modo migliore per dare una chance a un bambino in difficoltà».

 

Istituto Pasteur: Innovazione e Solidarietà nella Ricerca Scientifica

Nei laboratori altamente tecnologici dell’Istituto Pasteur Italia di Roma, grazie anche ai lasciti solidali, si è recentemente centrato l’obiettivo di identificare un nuovo candidato farmaco contro il tumore del pancreas, “uno tra quelli su cui i trattamenti chemioterapici convenzionali hanno scarsi risultati”.

 

La Ricerca Oncologica all’Istituto Pasteur

L’articolo è stato pubblicato dal professor Luigi Frati, presidente dell’Istituto Pasteur Italia e oncologo. “Il farmaco sfrutta il “lato debole” del tumore, attraverso molecole che ne bloccano l’approvvigionamento energetico: senza energia, che alcuni tumori traggono dalla cosiddetta “glicolisi aerobia”, il tumore non può svilupparsi.

Le ricerche sono state sviluppate anche con l’Irccs Neuromed”, prosegue il professore, “e poiché ci unisce una buona sensibilità sociale abbiamo messo un vincolo nella start-up: nei Paesi in via di sviluppo la distribuzione sarà garantita senza pagare diritti brevettuali. E così sarà per ogni altro farmaco che derivi dalle ricerche del Pasteur Italia”.

 

L’Impegno Solidale dell’Istituto

L’Istituto Pasteur Italia fa parte di una rete mondiale di 33 Istituti Pasteur, che vantano 10 Premi Nobel. A Roma lavora in stretto contatto con l’Università La Sapienza. La nascita stessa dell’Istituto è legata a un testamento solidale: “Essenziale è stata l’iniziativa della principessa Cenci Bolognetti, che con il suo lascito solidale ha permesso che anche l’Italia avesse il suo Istituto Pasteur, sul modello di quello parigino”, ricorda il presidente Frati.

L’Istituto francese è da sempre molto attivo nella ricerca contro le malattie infettive e ora anche contro il Covid-19. Nell’Istituto italiano “con la stessa metodologia – laboratori biotecnologici e ricerca di molecole ad effetto terapeutico – si stanno sperimentando composti che impediscono al virus di entrare facilmente nelle cellule. Se il virus non entra non può riprodursi. Se avremo conferme dei buoni risultati e si arriverà a brevettare un farmaco, anche questo sarà royalties-free per i Paesi più poveri”, illustra Frati.

Quello dei farmaci alla portata di tutti è un impegno prioritario per la rete solidale degli Istituti Pasteur: “Siamo molto attivi dove le risorse economiche e tecnologiche sono più carenti. Ma proprio il Covid-19 con le sue varianti ha messo in evidenza che il mondo è uno solo e che fare buona ricerca serve a tutti: la nostra scelta di essere royalties-free è una scelta di solidarietà. Così come sono un gesto di solidarietà i lasciti che ci permettono di fare scoperte mediche a vantaggio di tutti”.

Lascito Solidale: “una forma di dono che alimenta il legame sociale” una riflessione dell’antropologo Apolito alla vigilia del Giving Tuesday

Secondo gli ultimi dati del Comitato Testamento Solidale, 6,3 milioni di italiani hanno un’attitudine positiva verso il lascito solidale e mezzo milione di over 50 lo ha già predisposto, ma nel Belpaese resta forte la ritrosia verso l’idea di fare testamento, in generale. “Una forma di esorcizzazione del pensiero della morte, ma negli ultimi 10 anni l’opera di informazione del Comitato ha lasciato il segno”.

Il testamento solidale è un dono? È la riflessione che il Comitato Testamento Solidale propone alla vigilia del Giving Tuesday, la giornata internazionale dedicata alla generosità, prima delle feste natalizie e della grande corsa agli acquisti.

Il testamento solidale è un dono che alimenta e rafforza il legame sociale. – spiega l’antropologo Paolo Apolito, che sul tema ha collaborato con il Comitato in occasione della presentazione dell’ultima ricerca1 su “Valori, donazioni e lasciti solidali” realizzata da Walden Lab-Eumetra – Dal ‘Saggio sul dono’ che Marcel Mauss pubblicò negli anni Venti del Novecento, gli antropologi hanno a lungo discusso e ridiscusso sul tema del dono. Tenendo sempre presente che il dono è un produttore di relazioni sociali, poiché richiama contraccambio e implica reciprocità. In altre parole il dono è inserito in una dinamica fruttuosa di scambio sociale. C’è la sua forma simmetrica e quella asimmetrica, esso può prevedere equilibrio, ma anche disequilibrio come forma simbolica di conflitto. In generale il dono non è mai del tutto un dono, conserva sempre la sua ‘coda’ di ritorno a casa, ritorno al donatore. Persino il dono totalmente gratuito, quello in cui il donatore non si aspetta niente in cambio, ha un suo ritorno-a-casa, poiché, come sottolinea il filosofo francese Derrida, l’autogratificazione del donatore è di per sé annullamento della gratuità totale. E non è un male, nel caso del testamento solidale: un sentimento ‘finale’ positivo di sé e per gli altri”.

Secondo la citata ricerca, condotta a giugno di quest’anno su un campione rappresentativo di italiani over 25, in Italia, fare testamento resta un tema lontano per la maggioranza: nel 2024, 7 italiani su 10 non lo considerano, e la quota di coloro che sono contrari è stabile al 71% (contro il 72% nel 2023). Rimane anche invariato il 18% che ha già fatto testamento o intende farlo (era il 19% nel 2023). Il primo motivo per non fare testamento è la volontà che i beni vadano esclusivamente e in via diretta agli eredi legittimi (44%).

Tuttavia, la consapevolezza riguardo al lascito solidale è in aumento, con una crescita di 12 punti percentuali negli ultimi cinque anni. Nel 2024, l’84% degli over 50 sa cos’è un lascito testamentario a favore di cause benefiche (rispetto all’82% nel 2023, il 79% nel 2022, il 73% nel 2021 e il 72% nel 2020). Attualmente, 6,3 milioni di italiani (ossia il 24% degli over 50) hanno un’attitudine positiva verso il lascito solidale. In particolare, il 2%, pari a oltre mezzo milione di persone, ha già inserito un lascito nel proprio testamento, mentre la percentuale di chi è aperto a questa possibilità è salita dal 19% al 22%, coinvolgendo oltre 5,7 milioni di persone. Per il restante campione, il 30% è indeciso (35% nel 2023) e il 46% è sfavorevole (44% nel 2023). Quali dubbi o preoccupazioni potrebbero frenare nella decisione di fare un lascito testamentario a una organizzazione non profit? In primo luogo, il timore di sottrarre risorse al futuro degli eredi e il desiderio di dare loro più solidità possibile (37%) e la preoccupazione per la precarietà lavorativa di figli e nipoti (28%).

Sembrerebbe dai dati che sia ancora diffusa tra gli italiani l’idea che il lascito solidale toglierebbe qualcosa ai propri eredi diretti. Ma bisogna osservare che prima ancora che per il testamento solidale, è per il proprio testamento in generale che sembrano affiorare consistenti perplessità, dubbi, persino ostilità. – ricorda il professor Apolito – Allora, la preclusione verso il testamento solidale perché sottrarrebbe risorse ai propri familiari, potrebbe essere una copertura di una sorta di tabù del pensiero della propria morte. Cioè che non fare testamento sarebbe una forma elementare di esorcizzazione della morte. È un sospetto credibile, senza dubbio. Però io vorrei anche far presente che sono solo dieci anni circa che è nato il Comitato Testamento Solidale e che in dieci anni ha fatto passi da gigante nella percezione degli italiani. Il testamento solidale è poco agito dagli italiani anche perché è poco noto, e ogni anno si aggiunge tassello a tassello grazie alla penetrazione della comunicazione, che ha bisogno di tempo per intervenire nei vissuti valoriali degli italiani”.

Come ricorda Rossano Bartoli, Portavoce del Comitato Testamento Solidale e Presidente della Lega del Filo d’Oro, “il Comitato Testamento Solidale negli ultimi undici anni ha accompagnato l’opinione pubblica in un percorso di conoscenza e consapevolezza sul lascito solidale, di cui oggi vediamo i frutti. Siamo consapevoli che il lascito solidale continua ad essere scelto solo da una minoranza di italiani. Tanti italiani in più rispetto al passato, però, ora sanno che esiste questa forma di solidarietà. Il lavoro da compiere è ancora tanto, il nostro impegno continua”.

Il Comitato Testamento Solidale, nato nel 2013 per opera di 6 Organizzazioni promotrici, è impegnato da oltre un decennio nel coinvolgimento del mondo del Non Profit in importanti attività di studio del settore, di informazione e di sensibilizzazione. Attualmente il Comitato conta 28 associazioni aderenti: AIL, AISM, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Fondazione Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Airalzh – Associazione Italiana Ricerca Alzheimer, Aiuto alla Chiesa che Soffre, Amref, Associazione Luca Coscioni, Centro Benedetta d’Intino, Comitato Italiano per l’UNICEF Fondazione ETS, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS, Fondazione Humanitas per la Ricerca, Fondazione L’Albero della Vita ETS, Fondazione Mission Bambini ETS, Fondazione Operation Smile Italia ETS, Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Fondazione Progetto Arca, Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica ETS, Fondazione Telethon ETS, Fondazione Umberto Veronesi, Greenpeace, Istituto Pasteur Italia, San Patrignano, Smile House Fondazione ETS, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS, VIDAS.

Accedendo al sito www.testamentosolidale.org è possibile avere un’esaustiva panoramica sui progetti e le iniziative realizzate dalle associazioni non profit che aderiscono al Comitato Testamento Solidale e scaricare la Guida ai lasciti solidali che offre informazioni ampie e dettagliate sull’argomento.

 

Ufficio stampa Comitato Testamento Solidale c/o Istituto Nazionale per la Comunicazione
Virginia Matteucci, 342 6324138 – E-mail v.matteucci@inc-comunicazione.it
Valeria Sabato, 373 5515109 – E-mail v.sabato@inc-comunicazione.it

 

 

Fondazione Acs Italia: Un Aiuto Concreto per i Cristiani in Siria

La Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs Italia) sta offrendo un sostegno fondamentale alle famiglie cristiane in Siria, le più colpite dalle conseguenze della lunga guerra. Il latte per bambini è diventato un bene di lusso, con costi insostenibili per molte famiglie. Utilizzato al posto di quello fresco a causa della mancanza di refrigerazione adeguata, costa circa 12mila sterline siriane al kg, mentre il salario medio è di appena 65-70mila sterline.

 

I Progetti di Fondazione Acs Italia in Siria

La Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre realizza ogni anno una media di 100 progetti in Siria, fornendo assistenza umanitaria essenziale, come istruzione, supporto medico e sostegno alla vita di fede della comunità cristiana locale.
Tra le iniziative più significative c’è il finanziamento dei lavori per rendere nuovamente agibili i luoghi di culto danneggiati dalla guerra, fondamentali per mantenere viva la speranza e la fede dei cristiani siriani.
“Fin dall’inizio del conflitto siamo presenti in Siria con iniziative umanitarie per i cristiani e sono numerose quelle realizzate proprio ad Aleppo”, prosegue Zito. “Dal 2011 ad oggi la presenza cristiana in questa città particolarmente colpita dalla guerra è scesa da 180mila persone a poco meno di 30mila. I nostri progetti di questi anni hanno una connotazione di aiuto umanitario immediato, anche per evitare che questi cristiani si sentano abbandonati e lascino il Paese”.

 

“Goccia di Latte”: Un Progetto Speciale

Il progetto “Goccia di Latte” è uno dei più importanti sostenuti dalla Fondazione Acs Italia. Attivo dal 2015, questo progetto, finanziato in gran parte dai lasciti solidali, fornisce mensilmente latte a circa 3mila bambini cristiani di Aleppo, di cui 250 neonati ricevono latte specifico.
“La distribuzione avviene grazie ai volontari sul posto, è una grande mobilitazione che garantisce un alimento indispensabile per la crescita dei più piccoli”, spiega Elvira Zito, responsabile della raccolta-fondi e dei lasciti solidali”.
Inoltre, dopo la progressiva pacificazione della città, le famiglie stanno lentamente tornando nelle loro case, trovandosi però di fronte una situazione drammatica: “Oltre ai viveri, mancano il combustibile per il riscaldamento e l’elettricità. Sono migliaia i cristiani di Aleppo che vivono al di sotto della soglia di povertà, privi di tutto ciò che è indispensabile. Per questo con i lasciti solidali abbiamo deciso di sostenere i cristiani di Siria: hanno grande bisogno di aiuto per ritrovare la speranza nel futuro”, conclude Zito.

Lascito Solidale: Valori, Legami e Futuro

Nell’ambito dell’evento “Lascito Solidale – Un ponte tra passato e futuro”, abbiamo intervistato Luca Vallario, psicologo, psicoterapeuta e docente presso il Collegio Europeo di Scienze Psicosociali (ECOPSYS) di Napoli e l’Associazione per la Ricerca in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale (ARPCI). Vallario ci offre una profonda riflessione su come il concetto di lascito si intrecci con la trasmissione dei valori familiari e le dinamiche sociali, evidenziando l’importanza del legame tra passato, presente e futuro.

 

In che modo il lascito si inserisce nella trasmissione dei valori familiari e sociali?

“L’individuo non esiste nel vuoto costituisce un ologramma, un punto che contiene in sé la totalità dei sistemi con cui vive a contatto, partendo dalla famiglia fino alla cornice sociale e culturale in cui si colloca. Parlerei di una duplice dimensione legata alla strutturazione e alla trasmissione dei valori, che costituiscono dei punti di riferimento intorno ai quali si organizza parte del comportamento umano: una microsistemica, legata al familiare, una seconda macrosistemica, legata al culturale.
La prima dimensione è quella del familiare. La famiglia è un sistema, un ordine dinamico di parti e di processi mutuamente interagenti, aperto, interessato da una processualità spaziale e temporale, con una storia, che si sviluppa lungo l’asse del passato, che deriva dalle generazioni e dalle fasi precedenti del ciclo di vita familiare, l’asse del presente, che si struttura nell’incontro con il quotidiano esterno ed interno, l’asse del futuro, che parla di continue modificazioni verso le prospettive future. Tra le sue funzioni, oltre quelle riproduttiva ed economica, c’è quella dello sviluppo dell’identità individuale e relazionale, che si struttura e tramanda attraverso un bagaglio di aspetti identitari simbolici fatti di miti, cioè sistemi esplicativi leggendari che spesso sfuggono alla linearità logica, paradigmi, cioè visioni epistemologiche che sottostanno al suo funzionamento, riti, cioè ridondanze interattive che rinsaldano i legami di appartenenza, storie, cioè narrazioni che si tramandano, valori, che sono spirituali, etici, vitali, conoscitivi.”

 

Quali sono le sfide del lascito nella società contemporanea?

“La seconda dimensione della trasmissione dei valori è legata al rapporto con la struttura sociale e culturale di riferimento, che si sostanzia in un’azione reciproca di relazioni e influenze tra individui e tra individui e ambiente. Mi viene in mente il Rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis che nel 2018 parlava di una società che si lascia, al cui interno registriamo una decisa rottura delle relazioni. In un contesto che ha perso, da un lato, il legame verticale definito dai contenitori universali delle religioni e delle visioni laiche teleologiche, dall’altro lato, il legame orizzontale, con la morte del prossimo, ormai viviamo in una sorta di “presente permanente”. Un presente senza legame con gli insegnamenti del passato e con la prospettiva del futuro. Un presente senza il pilastro etico e morale dell’amore per Dio e per il prossimo. La tradizione psicoanalitica sostiene che l’adesione del singolo alla dimensione socializzata, al legame, implica un “costo” per il singolo: quello di sacrificare porzioni del proprio interesse personale sull’altare dell’interesse collettivo, del riconoscimento di un’appartenenza collettiva, di un legame collettivo.

Oggi, in una situazione di sovrasviluppo dell’io, l’io surclassa il noi e arretra il valore del legame, arretra il valore della comunità, il valore di certi valori. Ne “Il discorso del capitalista”, Lacan sostiene che lo slegame, la proliferazione della frammentazione e della precarietà della condizione esistenziale e sociale, costituisca il fondamento ideologico e culturale del capitalismo. Per lo psicanalista francese, il dominio del profitto definito dal sistema economico capitalistico porta con sé il declino del legame con l’altro. Se arretra il valore del legame arretra inevitabilmente il senso dell’altro.”

“Testamento solidale: un dono che rafforza il legame sociale?” – Intervista a Paolo Apolito

In questa intervista, realizzata in occasione del nostro ultimo evento “Lascito Solidale – Un ponte tra passato e futuro“, Paolo Apolito, antropologo e docente universitario, esplora il concetto del testamento solidale come forma di dono. Tra percezioni errate e tabù culturali, scopriamo perché questa forma di lascito ha il potenziale di trasformare la società, pur rimanendo in gran parte sconosciuta.

 

Testamento solidale: un dono che sfida le dinamiche di reciprocità

“Il testamento solidale è un dono? Dal “Saggio sul dono” che Marcel Mauss pubblicò negli anni Venti del Novecento, gli antropologi hanno a lungo discusso e ridiscusso sul tema del dono. Tenendo sempre presente che il dono è un produttore di relazioni sociali, poiché richiama contraccambio e implica reciprocità. In altre parole, il dono è inserito in una dinamica fruttuosa di scambio sociale. C’è la sua forma simmetrica e quella asimmetrica, esso può prevedere equilibrio, ma anche disequilibrio come forma simbolica di conflitto. In generale il dono non è mai del tutto un dono, conserva sempre la sua “coda” di ritorno a casa, ritorno al donatore. Persino il dono totalmente gratuito, quello in cui il donatore non si aspetta niente in cambio, ha un suo ritorno-a-casa, poiché, come sottolinea il filosofo francese Derrida, l’autogratificazione del donatore è di per sé annullamento della gratuità totale.

Però, per quanto ci si addentri nei meandri del dibattito sul dono, non c’è dubbio che alla domanda di apertura la risposta è positiva. Il testamento solidale è un “dono” che alimenta e rafforza il legame sociale. Eppure, a quanto pare, non è ancora familiare nella percezione degli italiani, anzi in una buona percentuale subisce una specie di ostilità preventiva”.

 

Quali sono le motivazioni?

“Sembrerebbe dai dati che il motivo prevalente sia l’idea che esso toglierebbe qualcosa ai propri eredi diretti. Ma bisogna osservare che prima ancora che per il testamento solidale, è per il proprio testamento in generale che in Italia sembrano affiorare consistenti perplessità, dubbi, persino ostilità. E allora la preclusione verso il testamento solidale perché sottrarrebbe risorse ai propri familiari, potrebbe essere una copertura di una sorta di tabù del pensiero della propria morte. Cioè che non fare testamento sarebbe una forma elementare di esorcizzazione della morte. È un sospetto credibile, senza dubbio.

Però io vorrei anche far presente che sono solo dieci anni circa che è nato il Comitato Testamento solidale e che in dieci anni ha fatto passi da gigante nella percezione degli italiani. Gli altri tipi di donazioni hanno ben altra anzianità e soprattutto – quelle mediche per esempio che nel campione prendono poco meno del 50% di tutte le donazioni – hanno ben altra campagna di informazione e pubblicità anche capillare. Il testamento solidale è poco agito dagli italiani anche perché è poco noto, ma ogni anno si aggiunge tassello a tassello grazie alla penetrazione della comunicazione, che ha bisogno di tempo per intervenire nei vissuti valoriali degli italiani”.